La gestione delle emozioni proprie e altrui
Il nostro cervello, la mente, è lo strumento che ci orienta nel mondo:
Esso è il computer che elabora le nostre decisioni, il laboratorio che forgia la nostra
immaginazione, il centro che ci mette in contatto con gli altri in una rete di
relazioni sociali.
Eagleman D. «Il tuo cervello, la tua storia. Come funziona, come inganna, come usarlo al meglio» Corbaccio (2016)
-
Assunto di base:
esiste una correlazione tra i vissuti emotivi e la nostra parte biologica,
sensoriale
-
L’esperienza emotiva nel corpo:
Le emozioni hanno valenza universale, indipendente dall’etnia e
dall’appartenenza culturale.
Ogni essere umano sperimenta in sé le medesime modalità di reazione ad
una specifica emozione.

I meccanismi emozionali servono al corpo per prepararsi ad affrontare
eventuali sfide o situazioni di pericolo, come una specie di campanello di allarme.
Corpo con i sensi e mente sono inscindibilmente connessi da un legame molto stretto
e l’uno influenzal’altro.
Secondo la prospettiva evoluzionista, il cervello ha appreso e conservato uno schema di
reazione attacco-fuga-freezing-faint che attiva automaticamente per sopravvivere
a stimoli vissuti come minaccia (vera o presunta):

(nella nostra realtà sociale ci si può sentire “minacciati” dallo status sociale,
dalla competizione, dai conflitti relazionali, dall'incapacità di rispondere a
delle richieste ambientali, ecc.)
Tutti gli esseri viventi utilizzano schemi di reazione per orientarsi di fronte
ad eventi quotidiani vissuti come minaccia:
Sopravvivenza Apprendimento Adattamento
Il sistema nervoso periferico raccoglie stimoli dall'ambiente circostante traducendoli
in segnali nervosi che vengono trasmessi al sistema nervoso centrale.
Il sistema nervoso centrale elabora le informazioni ricevute dagli organi e
dall'ambiente esterno e risponde pianificando le opportune reazioni.
Lo schema di risposta automatica agli eventi è appreso durante la crescita,
in quanto considerato come il più efficace o il più accettata, perché
rinforzata dalle le esperienze e gli insegnamenti che ci hanno consentito
di sopravvivere ad eventi sconosciuti o complessi.
Normalmente siamo talmente intrappolati dentro la nostra realtà che è
estremamente difficile rendersene conto. Pilota automatico:
la modalità di risposta agli eventi quotidiani!

Gli automatismi, abitudini, sono un meccanismo della mente utile
per agire velocemente risparmiando energie:
Ripetizione:
- ogni nuova azione dev’essere provata e richiede più attenzione, più lentezza e concentrazione.
- quando ripetiamo la stessa azione le aree del cervello deputate ai processi decisionali
si spengono mentre saranno utilizzate le strutture cerebrali coinvolte.
- nella memorizzazione ed esecuzione continuando a ripetere le stesse azioni
anche le aree della memorizzazione si spengono e non abbiamo più bisogno di
pensare mentre agiamo.
E’ importante riconoscere il “pilota automatico”:
viviamo le nostre esperienze, senza accorgercene, pensando che sia l’unico
modo possibile di reagire e comprendere(senza fermarci a riflettere o a scegliere,
che significato dare all’esperienza e probabilmente senza comprenderla davvero).
Vivere con il pilota automatico implica non stare “nel momento presente”,
“agire come se..”!
Effetti degli eventi Stressanti
La persona utilizzando gli automatismi può non “accorgersi” degli effetti
quotidiani degli eventi sull’esperienza della mente*, questa condizione
può cronicizzarsi in Comportamenti compensatori disfunzionali che danno
l’illusione di alleggerire lo stato di tensione:
- Dipendenze (affettive, alimentari, ecc.)
- Attività autodistruttive (l'iper lavoro, l’iperattività,
la sregolatezza alimentare)
- Atteggiamenti difensivi e irrigidimento relazionale (non mi interessa,
non mi riguarda, ora mi sentono, non mi tocca…).
La complessità, caoticità e vulnerabilità della nostra mente e
tutti gli “errori” di pensieri e sentimenti che ne derivano, non sono
una scelta ma sono, secondo gli studi, il risultato dell’evoluzione
del nostro sistema nervoso:
La nostra esistenza viene plasmata/condizionata, da fattori quali:
-
dai sistemi di regolazione emotiva che si sono evoluti
per svolgere importanti funzioni
(Gilbert, Choden, 2014) (Beaumont, Irons, 2017)
La consapevolezza è la chiave per capovolgere l'abitudine
a reagire allo stress, imparando a rispondere ad esso.
Per farlo è necessario riconoscere l’attivazione dei circuiti innati
di reattività e reinserire nel processo di elaborazione delle informazioni
i processi di riflessione (Siegel, 2011)
La consapevolezza è una competenza che può essere espressa solo
se siamo in contatto con la realtà:
con ciò che accade nel momento presente, mentre lo stiamo vivendo.
La facoltà di riportare indietro più e più volte un’attenzione vagante
è la radice stessa della capacità di giudizio, del carattere e della volontà.
Nessuno è padrone di sé se non la possiede.
William James, Principi di psicologia (1890)

Allenare la consapevolezza consente di comprendere la propria esperienza
invece di reagire a ciò che immaginiamo di essa. Riconoscendo la tendenza alla
lettura della mente¹, la persona riesce a riconoscere con maggiore consapevolezza
i propri pensieri e i sentimenti. Identificando i vissuti, intenzioni ed
azioni altrui con una nuova e più efficace capacità di ascolto.
Come?
La calma è il fondamento della comprensione e dell’intuizione.
Thich Nhat Hanh
¹
L’incontro con l’altro coinvolge sempre i seguenti aspetti:
- la corporeità, le percezioni sensoriali fisiologiche
- le emozioni (rabbia, dolore, paura, gioia)
- i pensieri (fantasie, ruminazioni, preoccupazioni)
- i comportamenti (azioni e reazioni)
Qual’è l’atteggiamento utile per ascoltare e comprendere le emozioni
nostre ed altrui?
Uno strategia e competenza utile ad una comprensione del contesto comunicativo è la
- Meta osservazione, me con l’altro. Essa richiede alcuni aggiustamenti ed attenzioni
che consentono di cambiare prospettiva di osservazione, per osservare l’intera situazione.
- Ascoltare le reazioni psico-emotive proprie ed altrui:per notare l’atteggiamento
- giudicante, critico, e scegliere di avere fiducia dell’emozione sperimentata,sia la nostra che quella dell’altra. (Gilbert, 2005; Scaramagli, 2016)
Scopriamo l’Ascolto attivo (C. Rogers) ________________________________________________
L'ascolto attivo prevede tre elementi essenziali:
-
coinvolgimento emotivo ed espressione non verbale di tale coinvolgimento,
-
astensione da giudizi e parafrasi del messaggio dell'oratore in favore d
i un autoriflessione,
-
presa di coscienza ed elaborazione dei contenuti emotivi riportati.
Nell'ascolto attivo vengono coinvolti numerosi sensi: dall'attenzione alla comprensione,
dall'empatia alla sensibilità, dall'intuizione alla comprensione.
1 – Tecnica di riformulazione semplice.
2 – Tecnica di riepilogo.
3 – Tecnica del rispecchiamento empatico.
4 – Tecnica del silenzio attivo.
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A che serve e come ascoltarsi?
Ascoltarsi con fiducia e comprensione consente di ristabilire
l’equilibrio psico-emotivo,
ritrovare la fiducia in noi stessi, fino a modificare il dialogo interno.
Carl Rogers esprime un tipico esempio di difficoltà relazionale molto comune
a tutti, di cui però siamo per lo più inconsapevoli
“La maggior parte degli errori che faccio nelle relazioni interpersonali, la maggior parte
dei fallimenti cui sono andato incontro nella mia professione, si possono spiegare col fatto che,
per qualche motivo di difesa, mi sono comportato in un modo, mentre in realtà sentivo in
un modo del tutto diverso”. (Carl Rogers,La terapia Centrata sul Cliente 1951).
Dott.ssa Letizia Iannopollo, Psicologa Psicoterapeuta, Psiconcologa
tel. 3341673779 – mail info@letiziaiannopollopsicologa.it