Meditazione Mindfulness

 

Che cos’è la Mindfulness, cosa vuol dire meditazione Mindfulness?

La Mindfulness è presenza mentale, consapevolezza, volgere lo sguardo verso di sè, essere curiosi e non giudicanti. E’ un’esperienza che coinvolge  tutti  i  sensi  mentre  ci  apriamo  all’esperienza  nel  suo  complesso,  consapevoli del corpo, delle emozioni, dei pensieri e dell’ambiente esterno. 

E’ una scelta che può aumentare il nostro benessere e appagamento. Meditare implica fare attenzione a ciò che succede nell’esperienza presente, con un atteggiamento di apertura e di  accettazione  non  giudicante.

È una sorta di “ritorno ai sensi”, essere in contatto con noi stessi, con gli altri e con quello che ci circonda nel  momento presente. È uno stato di presenza naturale ed intuitivo in cui ci sentiamo più connessi, più vivi

La presenza mentale è uno stato che è accessibile a tutti. È anche una capacità che possiamo coltivare nella  vita. Tutti abbiamo sperimentato la presenza mentale completa in qualche momento della vita, ma forse non  sapevamo cosa fosse mentre lo stavamo vivendo.

Perché è utile la meditazione

Di solito, nella giornata, l’attenzione è  quasi sempre dispersa. Siamo sempre molto presi nel passare da una cosa ad un’altra, e di pre-occuparci di  moltissime cose simultaneamente, e nessuna di queste azioni o pensieri riceve la nostra completa attenzione. Probabilmente la parte della mente che conosciamo meglio è la mente pensante, i pensieri e progetti, le liste  di cosa fare, preoccupazioni, sogni ad occhi aperti, speranze e paure per il futuro.

Il  nostro  stato  mentale abituale non è esattamente pacifico. E riusciamo a passare molto del nostro tempo così, senza essere  presenti e perdendoci molti momenti che viviamo.  Quando entriamo in contatto con le qualità della presenza mentale abbiamo la sensazione di tornare a casa. Potremmo entrare in  contatto  con  una  sensazione  di luminosità,  chiarezza  di  intenti,  giocosità,  creatività  e  pace  interiore.  Si  dice  che  chi  pratica mindfulness  sviluppa  una  visione  più  ottimistica della vita e un coraggio che aiuta ad affrontare le sfide della vita invece di evitarle.

Effetti della meditazione

La  presenza mentale non cambia la realtà, modificandola in momenti di beatitudine. La consapevolezza consente di essere presenti nella  vita,  restando  curiosi,  accogliendo  tutte  le  esperienze  e  cambiando  la  relazione  che  abbiamo  con  la  sofferenza.

Meditare quindi agisce su come affrontiamo e comprendiamo la realtà, con la capacità di dare senso alle proprie esperienza di vita, piacevoli e spiacevoli. 

Come viene definita la Mindfulness

 

Mindfulness è sapere cosa accade, mentre accade, senza preferenze.  – Rob Nairn.

Mindfulness è la consapevolezza che deriva dal fare attenzione in un particolare modo, cioè  intenzionalmente, in maniera non giudicante al momento presente. Questo tipo di consapevolezza genera  una consapevolezza più grande, chiarezza e accettazione della realtà presente. Ci risveglia al fatto che la  vita si svela solo momento per momento. Se non si riesce ad essere completamente presenti alla maggior  parte di questi momenti non solo si rischia di perdere ciò che ha più valore nella vita, ma non si arriva a  comprendere la ricchezza e la profondità delle possibilità di crescita e di trasformazione.

Mindfulness  è..girarsi verso la vita… vivere la vita come se ogni momento fosse importante, come se ogni momento  contasse e ci si potesse lavorare anche se si tratta di un momento di dolore, di tristezza, di disperazione o di  paura.” Jon Kabat-Zinn.

La presenza mentale si ha mantenendo la coscienza viva nel presente. È il miracolo per cui noi siamo padroni  di noi stessi e possiamo rigenerarci. Thich Nhat Hanh.

 

Quattro aspetti di cui essere consapevoli

Quattro ambiti di realtà che esistono simultaneamente:

  • corpo (sensazioni spiacevoli, piacevoli, dolori, calore,..)
  • esperienze sensoriali (tatto, olfatto, vista, gusto, udito)
  • emozioni (umori, sentimenti, stati emotivi)
  • pensieri (ricordi, progetti, immagini, chiacchiere).

La  pratica  della  presenza mentale  consiste  nello  sperimentare  una mente  più  spaziosa,  più  completa.

La  mente  e il  corpo dialogano in un continuo di informazioni che ci informano su come stiamo:  proviamo sensazioni  come  leggerezza,  densità,  pesantezza, agio, dolore, dolori acuti, calore, ottundimento, freddo, stanchezza, formicolio, una sensazione  di energia, tensione, disagio, rabbia, pienezza. Queste informazioni vengono tradotte a livello mentale in uno stato psico-fisico che può essere compreso come sentirsi rilassati, tesi, pieni di energia o completamente scarichi, e così via.

Il corpo, viene sperimentato come un’esperienza complessa, poiché quando abbiamo un dolore, ci attiviamo per stare meglio, se questo non passa tutta la nostra esperienza di noi stessi cambia: la mente cerca cause e soluzioni, al contempo sperimentiamo timori ed emozioni che cambiano ancora il modo in cui gestiamo il disagio che proviamo. Se non ne siamo consapevoli rischiamo di convincerci, di immaginare realtà, iniziando poi a comportarci di conseguenza. Tutto questo se protratto nel tempo ci porta a vivere sulla base di convinzioni, di schemi del tutto inappropriati. Senza considerare che se non siamo consapevoli vivremo la nostra esperienza come se fosse il nostro immodificabile destino.

Imparare a distinguere e riconoscere l’esperienza

Quando si vive un’esperienza con consapevolezza, si riesce a percepire quella  dominante  in  quel  determinato  momento.  Possiamo  cercare  di  creare  più  equilibrio  nella  consapevolezza, chiedendoci qualcosa a proposito degli altri aspetti e cercando di essere consapevoli di tutti.

La consapevolezza consente di accedere ad uno stato di equilibrio, di equidistanza tra noi e ciò che ci accade, senza esserne travolti, sperimentando un maggior senso di forza mentale. Al  contempo si riesce a tenere  un ampio  spettro  di  consapevolezza  con cui percepire e relazionarsi con l’esterno.

 

Due aspetti della pratica mindfulness: la tecnica e l’atteggiamento.

La  tecnica della meditazione   permette  a  tutto  ciò  che  sorge  nella  nostra  esperienza  di  essere  così  com’è, senza doverlo scacciare o doverlo trattenere. Ma essere consapevoli richiede  un atteggiamento  di gentilezza, apertura e curiosità verso l’esperienza, perché conoscersi non è mai un’esperienza facile. Ascoltarsi è come passare attraverso una strada sconosciuta, per arrivare alla vetta e ammirare l’orizzonte: sentire, entrare in contatto con la complessità dell’esperienza può spaventare, disorientare; possiamo rifiutare certi vissuti, evitarli o negarli, se non sono coerenti con quella che vogliamo sia la nostra immagine ( il ruolo nella società ad esempio).

Spesso dentro di noi c’è un critico interiore che non  smette mai di puntare il dito sui nostri presunti difetti. Questo critico è la voce nella testa che dice che non valiamo abbastanza e non andremo mai  bene. È  il  blocco allo  sviluppo  di  un atteggiamento  di accettazione e  di apertura  verso  noi  stessi e  verso  l’ambiente.

Lo  sviluppo  di  un  atteggiamento  aperto  e  compassionevole  nella  vita  quotidiana  è la chiave per accedere ad un innato senso di compassione, che  ci  fa  crescere  ed esprimere tutto il nostro potenziale come  esseri umani.

Quando  ascoltiamo il nostro critico interiore,  possiamo imparare a conoscerlo senza  farci  coinvolgere, possiamo imparare ad osservarlo, ma senza convincerci che questa sia la realtà.

Le tecniche di meditazione  permettono con l’allenamento, di riconoscere, senza identificarci con quello che in un dato momento pensiamo.  Ciò permette di liberarci dal suo  potere,  iniziando  gradualmente  a  sperimentare vissuti diversi da quelli tipici come il senso di colpa o di inadeguatezza.  Mettendo energia sullo sviluppo di un atteggiamento di gentilezza, possiamo cambiare la relazione con noi stessi e l’idea che abbiamo di noi, cambiando nettamente la nostra esperienza.  

Molti di noi hanno l’abitudine di essere davvero duri e poco amichevoli con loro stessi. Spesso si  tratta di una strategia di sopravvivenza, messa in atto in gioventù per affrontare circostanze della vita in cui  ci siamo trovati. Non dobbiamo certo incolparci per questo, perché queste strategie possono aver funzionato  al meglio  ed  era  ciò  che  potevamo  fare  in  quel momento.  Comunque,  possiamo  riconoscere  che  queste  strategie  hanno  conseguenze inattese e a volte  dannose  per  noi in  questo momento della vita.

La consapevolezza ci da l’occasione di aggiornare schemi e convinzioni che erano nati nel passato, riuscendo a riconoscere chi siamo diventati, scegliere chi vogliamo essere, con un atteggiamento di cura e comprensione: proprio come facciamo con le persone a cui vogliamo bene.  Iniziamo quindi ad amarci in modo adulto e consapevole.

Christopher Germer ci ricorda che il modo più semplice per essere gentili con noi stessi è di mettere le mani  sul cuore. È la risposta spontanea che diamo quando riceviamo notizie schioccanti o quando abbiamo bisogno  di radicarci in qualche modo. E lo possiamo fare consciamente durante il giorno. Basta mettere una mano sul  cuore, sentire la sensazione di pressione e di calore mentre respiriamo in modo consapevole. Permettiamo  alle cose di essere così come sono, in uno spazio di gentilezza.

Cos’è l’accettazione? 

L’accettazione è un modo per scendere a patti con qualsiasi cosa sia  presente nella propria esperienza.

Il concetto di accettazione si presta a molti  fraintendimenti.

Per alcuni questo implica che si approvino o si giustifichino stati mentali  negativi, e quindi potrebbero reagire dicendo “quindi, se sono una persona rabbiosa, posso continuare ad  esserlo e a urlare contro gli altri.” Non è assolutamente così, dato che non  farebbe altro che rinforzare la  rabbia,  che  è  l’estremo  opposto  della  soppressione.

Accettare noi stessi non significa indulgere meccanicamente in emozioni o comportamenti inappropriati. E  non significa nemmeno inondarsi di affermazioni o dover apprezzare tutto  di noi stessi. In realtà, il fatto di  apprezzare qualcosa di noi per un qualche motivo, ad esempio perché approviamo il nostro comportamento  o  perché  siamo  al  livello  di  qualche  alto  standard,  è  un’accettazione  condizionata.

L’accettazione  incondizionata  è  qualcosa  di  totalmente  diverso,  significa  essere  completamente  aperti  all’esperienza  presente, qualunque essa sia.  

Un’altra obiezione molto comune che viene mossa all’accettazione è la seguente: “ se mi accetto così come  sono,  non  faro  mai  nessuno  sforzo  per  cambiare.”

Questa  visione  deriva  dall’idea  che  accettazione  e  acquiescenza siano la stessa cosa e che l’accettazione porti poi alla rassegnazione: “se mi accetto è così che  sarò per il resto della mia vita”. La consapevolezza che consente l’accettazione incondizionata è l’esatto contrario.

Osservare in modo consapevole  chi  sono  realmente, richiede un atteggiamento aperto, di accoglienza; l’accettazione è il passo fondamentale per capire cosa  voglio cambiare per essere, sentirmi e vivere come desidero.

 L’accettazione  è  il  primo  passo  verso  l’essere  onesti  e  imparare  a  conoscersi  meglio.  Solamente  quando  arriviamo a  questo  punto,  possiamo  davvero cambiare.

 

Per queste ragioni l’accettazione è un approccio realistico alla vita.

È la volontà di vedere chiaramente i fatti  che ci sono  di fronte, e la volontà di avvicinarci alle difficoltà invece di scappare. È la base di un cambiamento  autentico.

Richiede di partire da dove siamo e di farci carico della situazione presente così com’è, dato  che è il terreno su cui può nascere il cambiamento. Se neghiamo la realtà, il cambiamento e la crescita restano bloccati.

 

Tara Brach nel suo nuovo libro “True Refuge” afferma : “ l’indagine da sola non basta  per  far  sorgere  una  presenza  mentale  consapevole.  Per  permettere  a  quest’indagine  di  essere  fonte  di  guarigione e di liberazione, la dobbiamo affrontare con un’intima attenzione. Significa contattare un senso  di amore e di calore e accogliere con gentilezza qualsiasi cosa sorga. Senza quest’energia che nasce dal cuore,  l’indagine non riesce a penetrare in profondità. Sicurezza e apertura non sono abbastanza per stabilire un  contatto autentico: la compassione per noi stessi è un ingrediente fondamentale alla presenza consapevole”.

Conclusione

Per cambiare la propria esperienza di vita, liberarsi da blocchi o gabbie mentali, nei quali spesso passiamo in modo inconsapevole tutta la vita, è necessario decidere di permettere un cambiamento profondo, dedicando tempo ed energia a noi stessi, perchè ogni cambiamento non avviene in modo casuale o magico, ma è frutto di dedizione e cura verso ogni aspetto della vita, nostra ed altrui.

 

Rif. Bibl.: MINDFULNESS BASED LIVING COURSE © 2020-22 Mindfulness Association CIC

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